|
* I SOCI RACCONTANO * Gli avvenimenti piu' impotanti ,visti e raccontati con la penna dai nostri Soci
Corrida di San Geminiano 2004 - Modena 31 Gennaio Il tradizionale appuntamento del 31 Gennaio per la Corrida di S.Geminiano, gara podistica su strada di 13.250 km, manifestazione sportiva di contorno a Modena per la festa del patrono della citta', cadeva di sabato. Questa felice combinazione di data ha invogliato moltissimi soci ad essere presenti,attratti dal consueto programma impostato per le gite di gruppo : una giornata di sport e spettacolo, con l'irrinunciabile appuntamento gastronomico. Ebbene, sono stati organizzati due pullman per ospitare,oltre ai consueti amici,anche simpatizzanti di altri clubs. I giorni della merla, i piu' freddi dell'anno,ovvero gli ultimi tre giorni di gennaio,neanche quest'anno han voluto essere assenti.Difatti,una temperatura molto bassa ha accolto gli atleti al via, alle ore 14.30, a fianco del piazzale ex-galoppatoio di Modena, laddove si sarebbe assistito all'arrivo dei quasi 2000 atleti partecipanti. L'ordine d'arrivo,dopo la consueta sfilata degli atleti agonisti,ha visto premiare la valenza tecnica dei nostri ragazzi,in cima ai quali si e'distinto ancora una volta Rocco Ventrice,che ha chiuso 45° in 46.00, pur non al massimo della condizione.Nei primi 200,e quindi con acquisizione al diritto del pettorale rosso per il prossimo anno : Dolci,57,46.50 minuti;Dante,80,48.01;Grassi,120,50.05;Sainaghi,137,50.50;Pagani,182,52.03;Squillace,187,52.23.Un ottimo risultato sia di squadra che individuale. Le nostre ragazze si sono comportate, nel complesso bene, con il ritorno nei sttori alta della classifica di Manu Doddi : 12° in 52.45.Al 19° posto la Lena in 57.38; 21° la Colautti in 58.02;la Pace ,104°,1.14.56. Organizzazione della gara,come sempre,perfetta. Oltre allo spettacolo della gara,le bancarelle han dato motivo di curiosita' nella passeggiata in centro di Modena, che si conferma una bellissima cittadina. La successiva visita al caseificio, ed il conseguente acquisto di formaggio grana,vero "oro" giallo di queste zone,e' stata un atto di omaggio nei confronti di questo prodotto inimitabile nel mondo. Gran finale di serata al RioVerde di Podenzano, ristorante che e' stato veramente all'altezza delle migliori tradizioni tradizioni gastronomiche piacentine. Senza nostalgia e' stato il ritorno a casa : l'indomani sarebbe stata domenica, una mattinata senza sveglia per molti,non per i soliti irriducibili. Se vi e' piaciuto,ripeteremo.
CINISELLO 25 .01.04 - Quarta prova Trofeo monga
Onore ai partecipanti che hanno risposto
all'appello e che si sono presentati, in questa freddissima ma
splendidamente limpida mattinata invernale, a gareggiare nel cross
nell'hinterland milanese. Ma onore anche ai "caduti" per infortunio,
nelle precedenti attivita' che,sicuramente spiacenti, non ce l'hanno fatta
a dare il loro contributo. I colleghi dell'Atletica Cinisello, ci hanno
regalato, come di consueto,una gara perfettamente organizzata, sul
classico percorso del Parco Nord : terreno asciutto e velocissimo,
supporti logistici, piu' che adeguati. Noi eravamo lì, con la nostra
tenda, ed il carosello dei nostri atleti che, sul campo gara, hanno
dimostrato il loro consueto valore. Asso di bastoni che Nunzio Bosco cala,
aggiudicandosi questa
Bereguardo 11 .01.04 - Terza prova Trofeo monga
Le pallide luci
dell'alba proprio come in una canzone dell'indimenticato Lucio Battisti,
rischiaravano appena la pianura pavese dove, di li a poco, i fedelissimi
amatori lombardi, avrebbero corso nella loro terza prova del Trofeo Monga.
Il sole era, per l'appunto, bianco e pallido, ed assai rigida la
temperatura. Il terreno abbastanza soffice metteva di buon umore la gente,
da sempre avversa ai gelati fanghi invernali. Le truppe del Montestella
stazionavano nei pressi della storica tenda.
N.Y.C. Marathon 2003 New York si è aperta ai miei occhi all’improvviso. Non appena l’aereo ha cominciato ad atterrare, un’insieme dapprima confuso di terra e di mare si è delineato verso il basso sotto un cielo di nuvole bianche assumendo in modo inequivocabile le forme note dell’isola di Manhattan, svettante e scintillante di grattacieli. La città è basata su geometrie che prima intimoriscono e poi, una volta comprese e domate dall’occhio incredulo del visitatore, offrono la massima garanzia di una facile ricerca dei percorsi. Strade per camminare e per correre. New York is greatest, e per me, oltre che essere una meta speciale, è la città della maratona, la maratona più bella del mondo. Sicuro, ci sono cose che nella vita vanno fatte, città e luoghi che devono essere visti e ci sono strade sulle quali si deve correre, da soli o con altre 40 mila persone, non importa, ma se si corre in 40 mila l’emozione è ineguagliabile. Credo che la maratona di New York sia semplicemente questo, un’emozione, una grande emozione di 40 mila persone delle più svariate umanità che corrono per 42 Km gomito a gomito mossi solo dalla voglia di realizzare il proprio sogno. Si parte dal distretto di Staten Island. Il colpo di cannone dà il via alla corsa dal Ponte di Verrazzano. Sotto i piedi un lungo ponte che porta a Brooklyn e sotto il ponte il mare della Baia di New York. Dopo pochi metri il ponte non è più grigio ma è di mille colori, i colori della maratona. Le strade di Brooklyn quelle di Queens, i quartieri di Harlem e del Bronx, la First Avenue, la Fifthy fino al Central Park sono un percorso dentro il corridoio di migliaia di persone che fanno il tifo, incitano, chiamano, salutano, cantano, migliaia di persone che cercano gli occhi dei maratoneti per leggerne il cuore che li spinge. Il pubblico di New York è speciale, ti avvolge e riscalda con il calore umano che proviene dal mondo, dal mondo intero che il giorno della maratona vive per i suoi atleti. Le strade della maratona corrono veloci anche se spesso e per molte miglia sempre in continua leggera salita. I ponti da attraversare sono quattro e tranne il primo, quello della partenza, gli altri pesano sulle gambe. I ponti non hanno pubblico ed è sui ponti che i corridori orfani dei loro sostenitori mostrano il volto contratto dell’ansia della solitudine. Ma i ponti finiscono e la folla mi riprende come tutti tra le sua braccia. La solitudine della fatica in questa maratona è brevissima, il suo pubblico la tiene lontana dalla testa dei corridori. Ai 10 Km sembra di essere appena partiti, ai 21 Km non viene in mente di dire “Accidenti sono solo alla mezza!”. Il famigerato muro dei 32-35 Km è abbattuto dagli applausi e dalle mani che cercano il “cinque”. Give me five, go, go, go…. Ai 40 Km le gambe non incespicano più ed anche se ormai friggono, il passo vuole essere veloce, la falcate ricerca la potenza che gli spetta per tracciare gli ultimi chilometri ed il respiro seppure denso di fatica torna a darmi il sollievo. Sono in prossimità dell’arrivo. Gli occhi brillano. Sorrido. La tavolozza di un magico pittore ha trasformato Central Park in una perfetta armonia, scopro l’autunno e i suoi colori caldi. Le foglie rosse e gialle sono farfalle leggere nell’aria. Vedo migliaia di persone ai lati della strada e lo striscione azzurro all’arrivo. Non riconosco nessuno ma è come se conoscessi tutti. E’ il momento più bello, pochi secondi prima di passare il traguardo penso che i sogni si realizzano, basta crederci, penso che l’amore esista, basta cercarlo e poi vorrei pensare anche ad altro, ma sono già con le braccia alzate verso il cielo. Scatta il fotofinish, chissà se la foto verrà bene! Mi ritrovo nel tempo di un sospiro con la medaglia nella NYC Marathon al collo, il foglio di alluminio addosso, gli amici che mi abbracciano ed i lacrimoni che non smettono più di scendere. Sono felice. Grazie New York. Grazie Big Apple.
Danilo Diotallevi
Milano PAVIA 33 KM.
ciao a tutti! Forse voi che leggete questo giornalino non vi ricordate più cosa avete provato la prima volta in cui avete corso in una gara per più di 30 km. Abbiamo pensato quindi che fosse interessante per voi sapere come si può sentire prima, durante, e dopo una corsa di 33 km, chi, come noi, solo un anno prima non avrebbe mai pensato di correre per più di 40 minuti. Figuriamoci fare 33 km. Eccovi dunque una descrizione della giornata di Marina e Ilaria e della loro gara Milano - Pavia. IL GIORNO PRIMA Preoccupato scambio di telefonate: -tu cosa mangi? carboidrati? proteine? - com'era? prima carboidrati e poi proteine? o viceversa?....finiamo la sera in un bar davanti ad un sacchetto di patatine e poi in balia dei rimorsi di coscienza concludiamo mangiando un toast. MATTINA, PRIMA DELLA GARA Il problema dei liquidi: se bevi troppo presto finisci in coda per il bagno, troppo tardi finisci che semplicemente "non ci sta" e corri i primi 2/3 km con la bottiglietta in mano (nb: io, Marina, ho fatto così). Nervosismo alla partenza (ma ti rendi conto che non abbiamo mai fatto 33 km?) DURANTE LA GARA Marina: ecco, ho già fatto 3 passi che già non vedo più Ilaria, ho già capito che mi tocca fare 33 km da sola. All'inizio non ho il coraggio di guardarmi indietro, mi sorpassano tutti, secondo me se mi giro non c'è più nessuno. Ad un certo punto individuo un trio che corre più o meno alla mia velocità: mi piazzo dietro questi e non li mollo più fino a quasi alla fine. Verso il 22 km non ne posso veramente più dalla noia, ma ad un certo punto mi sorpassa Caterina, fresca come un rosa. Ovviamente non potrò mai stare al suo passo, però l'incontro ha un effetto rigenerante e per non so quale motivo accelero. Addirittura sorpasso un po' di gente! Ai punti di ristoro provo a mangiare un po' e mi rendo conto che ho una fame boia: all'ultimo punto ristoro, appurato che il cibo non mi da nessun problema, faccio fuori una serie di fette biscottate con marmellata + una quantità imprecisata di wafer al cioccolato. Ilaria: Tre passi e Marina è già oltre. Primi punti di ristoro, mi avevano detto di prendere assolutamente i sali ma ovviamente sono arrivata tardi. Ok continuo, tanti che mi sorpassano e, inspiegabilmente anche io sorpasso, mi affianco ad un gruppetto di Casalpusterlengo – mi dico loro hanno i capelli bianchi ce la farò a stare al loro passo!! – tempo 20 minuti e i capello-grigio sono andati. Arrivo al secondo ristoro, le gambe sembra che reggano ma di strada ne manca ancora tanta. Nebbiolina sul naviglio e caldo appiccicoso, pubblico inesistente neanche i pescatori ci degnano di uno sguardo. Intorno ai 15 km. trovo finalmente qualcuno che va al mio passo, mi sembra di essere in ottima forma stiamo andando a 6 al km. E i miei compagni di viaggio – veterani della corsa – mi dicono che a quest’andatura la finiamo a 3 ore e 15. Non mi par vero!! Non nutro alcun dubbio sul fatto di poter continuare a quest’andatura fino alla fine. Mi sento sollevata. Continuiamo a conversare amabilmente fino al 26esimo km. E a quel punto improvvisamente avverto strani dolori alle gambe, ma sopportabili, continuo a conversare e far finta di niente i miei due co-corridori non accusano alcun dolore e vanno avanti come se niente fosse. Nonostante i dolori si intensifichino e si aggiunga anche un mal di ginocchio continuo ad essere speranzosa in fin dei conti, mi dico, il più è fatto ormai mancano pochi km!! Le gambe mi diventano progressivamente di legno e poi di marmo – avete mai provato a correre con due macigni attaccati alle caviglie?!? – riprendere a correre dopo l’ultimo ristoro intorno ai 28 km è una tortura, mi viene quasi da piangere dal dolore e comincio a chiedermi perché invece della corsa non mi sono data al golf.. Gemendo come un cane bastonato, ma sempre cercando di mantenere un contegno, arrivo al 30mo e a quel punto comincio a camminare e la mia intenzione sarebbe di arrivare camminando al traguardo in fin dei conti ai 30 km ci sono arrivata in 3 ore e dieci, essendo io sempre molto indulgente con me stessa, mi dico che sono stata brava e poteva andare anche peggio. Poi mi arriva alle spalle uno grande e grosso con un cappellone pieno di campanellini, anche lui cammina ma dopo un po’ si rimette a correre, lo smacco è troppo e faccio finta di correre anche io dietro a lui: mai avrei immaginato che due km potessero essere tanto lunghi!!
ARRIVO Marina: tempo: 3h e 06'. Incredibile, due nanosecondi dopo che mi sono fermata le gambe si rifiutano di muoversi (ma come? due secondi fa correvo...) per cui mi trascino verso la zona recupero borse e aspetto Ilaria. Sono soddisfatta e sfatta. Mi dico brava da sola. Poi arriva Ilaria e ce lo diciamo a vicenda. Saremo pronte per la maratona? Mah... Ilaria: Sono passate circa 3 ore e 40 dalla partenza. Le gambe ormai non me le sento più non riesco né a stare in piedi né a sedermi, tutti i rifornimenti sono finiti, tutti gli altri del Montestella sono già a Milano probabilmente con le gambe sotto il tavolo a rifocillarsi. Vorrei morire ma c’è da prendere il pullman per tornare a Milano: alla maratona ci andrò comunque..…cercano sempre gente che aiuti nei punti di ristoro.
Gita con gara a Volpiano (1° edizione della “Maratonina Dell’Abate Guglielmo”)
Il 28 Settembre 2003 a Volpiano, si è disputata la prima edizione della “Maratonina Dell’Abate Guglielmo”, organizzata dal Runner Team 99 in collaborazione con i Comuni di Volpiano e di San Benigno Canavese.Nonostante la concomitanza con altre importanti manifestazioni (Milano-Pavia e Maratonina del V.C.O), sei dei nostri atleti sono partiti di buon’ora dal Campo XXV Aprile per andare a difendere i colori del G.S. Montestella anche nelle terre del Canavese.Gli organizzatori della gara si sono dimostrati cortesi ed efficienti già nei giorni precedenti la manifestazione ma è stato proprio il giorno della gara che hanno dato il meglio di se stessi, dando vita ad una evento ottimamente gestito fin nei minimi dettagli.Davvero bello il percorso che si è snodato tra gli abitati e le campagne intorno ai comuni di Volpiano e di San Benigno (indimenticabile il passaggio in paese al suono di una banda locale che ha ridato energie a tutti i concorrenti!!); perfetto il presidio dei molti incroci e bivii; abbondanti e ben organizzati i ristori e gli spugnaggi; veloce e molto precisa la pubblicazione delle classifiche a fine gara.E poi panettone, torte, spiedini, patatine e altri generi di “conforto” a fine gara, senza dimenticare un pacco gara con cronometro di marca per tutti i partecipanti….Le premesse per delle buone prestazioni, anche grazie alle favorevoli condizioni meteo, c’erano davvero tutte e i nostri 6 atleti, come detto, si sono davvero ben comportati.Nel settore femminile, Rosanna prima di categoria e settima assoluta con tanto di record personale (1h 25’ 01”) ed Emanuela, al rientro nella mezza maratona, seconda di categoria e già in scioltezza sotto l’ora e mezza (1h 29’ 31”).Nel settore maschile, un grande Mohamed si è classificato terzo di categoria con l’ottimo tempo di 1h 14’ 18”; al solito, molto bene anche Roberto Dante, 8° di categoria con il tempo di 1h 16’ 28”. Bene anche i Danelli: Manlio con il nuovo personale di 1h 24’ 59” e Fabio, alla prima prova della stagione, con 1h 29’ 10”. Come da tradizione del gruppo, prestazione di assoluto rilievo nel dopo gara, a casa di Roberto, dove l’abbondante pranzo preparato da Stella, dell’ottimo Montepulciano e grandi risate hanno ritemprato i nostri eroi dalle fatiche di gara e viaggio. Insomma, davvero una bella giornata e una gara da tenere sicuramente in considerazione per l’anno prossimo. Manlio Danelli
25 - 26 giugno la mitica 100 km del passatore dal nostro inviato speciale Eugenio UNA CORSA CHE LASCIA IL SEGNO E' la prima volta che partecipo alla mitica 100 Km del Passatore ( Firenze - Faenza, XXXI ed.) ed ora, appena ci penso, mi prende una "folla" di emozioni. Si, perché durante la gara, le cose si susseguono incalzanti per così tanto tempo che sembra non abbiano mai fine e ti si imprimono profondamente. La partenza alle 15 da piazza della Signoria è festosa, è una giornata limpidissima, calda ma asciutta. Si sale verso Fiesole ad andatura ovviamente piuttosto lenta, c'è tempo per guardare il paesaggio ed osservare il calore della gente che incita o mette a disposizione pompe d'acqua, simpatici poi dei bambini che offrono da bere. Sui colli di Fiesole il caldo continua, ma è ventilato, mi sento benissimo, le gambe sembra che vadano da sole. Qui comincio a pensare che non può essere sempre così; lontano, oltre il passo appenninico, quando sarà buio, quando meno te lo aspetti, tutto sarà diverso, e mi immagino come se ci fosse un mostro nero in agguato. Il pensiero mi preoccupa, ma ora l'atmosfera è così accattivante! L'inizio della discesa verso Borgo S. Lorenzo spazza via improvvisamente questi pensieri, mi sento leggero come se volassi, supero diversi concorrenti, ma poi in basso, il caldo si fa sentire di nuovo, ritorno alla realtà. Inizia ora la salita che porta al passo appenninico, sono 720 m di dislivello, prima ridenti prati con case, poi boschi con curve e contro curve. Con oltre 30 km nelle gambe la salita sembra interminabile. All'improvviso un tendine d'Achille protesta vivacemente, stringo i denti, la pendenza aumenta, alla fine decido di camminare un po’ per evitare problemi più seri, poco dopo il tendine si rassegna e ne approfitto per riprendere a correre. Sono ormai presso il passo, c'è parecchia gente simpatica che ti fa dimenticare (o quasi) la fatica. Sono passati 50 km, ora i muscoli sono rigidi e si adattano molto gradualmente alla discesa, non mi sembra proprio più di volare, mi preoccupa il pensiero che in pianura la spinta potranno darla solo i muscoli, mi distraggo col paesaggio che è accattivante, prima boscoso, poi con amplissimi prati ondulati. Finalmente arrivo a Marradi, i muscoli sono ormai doloranti, sembra che il tendine abbia dimenticato di esistere o forse si confonde con l'indolenzimento generale delle gambe. Ora mancano "solo" 35 km all'arrivo, istintivamente penso che dopo tutto è poco più della Milano - Pavia, dopo di che rifiuto di pensare a quel percorso per non spaventarmi. Qui è piuttosto monotono anche perché ormai è buio (sono le 22), è illuminato solo negli abitati, sembra quasi di correre sempre nello stesso posto, c'è qualche leggera salita che però in queste condizioni è impegnativa, anzi anche la pianura mi sembra salita, i km sembrano non passano mai. Per fortuna, quando mancano ca. 30 km, familiarizzo con un concorrente di Chiavenna, è giovane e molto forte, ma ha avuto mal di pancia e cerca comunque di andare più avanti possibile per portare punti alla sua squadra. E' molto simpatico, fra noi si stabilisce a poco a poco un legame che ricordo con emozione Mi spiega che non corre mai in montagna per non compromettere l'allenamento su asfalto. Strano, io invece abito in città e corro anche su asfalto per godermi poi la corsa in montagna che è quella che preferisco. Procediamo insieme chiacchierando per distrarci. Dopo le brevi soste ai ristori il problema è riprendere il ritmo, perché sembra che non entrino più le "marce". Si corre al buio pesto con la pila anche per farsi vedere dalle auto che qui sfrecciano. All'improvviso appare, come un miraggio, Brisighella con i suoi castelli illuminati. Teniamo duro, mancano 12 km. Il mal di pancia del mio compagno si sfoga ora in aerofagia ritmica, il mio telefonino inizia a squillare senza sosta: è mia moglie che è molto ansiosa, cerca di sapere se sono ancora vivo. Non mi va di spacchettarlo per rispondere anche per evitare la raffica di domande che mi farebbe. Continuiamo con questa allegra orchestrina, accompagnata dal tamburellare delle scarpe sull'asfalto. Finalmente ecco Faenza, ultimo km nella città, il traguardo, pare impossibile! Il mio compagno di viaggio vuole assolutamente tagliare il traguardo insieme a me, perché dice che l'ho aiutato e che da solo non sarebbe mai arrivato. Il giudice al traguardo mi chiede: "sei MM60 ?", "si" rispondo, "sei secondo di categoria, 92° assoluto" e mi mette la medaglia al collo stringendomi la mano mentre io barcollando rischio di cadere. Sono le 1.45, 10h 45' dalla partenza. Eugenio Cibecchini
15 aPRILE 03 - GITA SOCIALE A VENEZIA E TREVISO CON GARA cORRITREVISO …..Sveglia all’alba, apro le finestre e la giornata non promette bene, a dir la verità anche la voglia di partire non è tanta……..forse mi spinge il fatto di non deludere mio padre e quindi si parte, destinazione…….Venezia. Città splendida ed unica nel suo genere, ricca di storia, di fascino e di esclusive ed inestimabili opere d’arte e nonostante il tempo decisamente avverso, Venezia è sempre magica. Direi che i nostri organizzatori hanno superato se stessi, davvero impeccabili; più che mai azzeccata la scelta della destinazione come anche dell’Agriturismo, complici l’ospitalità e l’esuberante simpatia del padrone di casa Nando, l’ottimo cibo e per una quasi astemia perché no ottimo vino…..rigorosamente autoctono, il tutto arricchito da un’oasi di tranquillità calda ed avvolgente in mezzo alla natura e da una compagnia decisamente frizzante. Da questo bel gruppo di amici, “veramente unici”, si evince subito una straordinaria semplicità ed una fusione spontanea di individualità completamente differenti, unite però da una passione comune lo SPORT. Non dimentichiamo la splendida città di Treviso che ci ha accolto con una giornata stupenda e una grande gara, nella quale ogni singolo atleta del gruppo Montestella ha portato notevolissimi risultati, distinguendosi ancora una volta per il grande impegno e carattere……….non so se tutti voi condividiate il mio pensiero ma in un momento di così tali problematiche e caduta inesorabile di valori è bello sapere che ci sono ancora persone che stando semplicemente insieme con comprensione e umanità sanno ancora godere delle piccole ma innumerevoli gioie della vita. A volte si vive senza dar peso a quanto sia invece raro ed irripetibile ogni momento, ma per il gruppo di amici del Montestella questo limite non esiste. Alessia Bosco.
Vittoria! Vittoria! Vittoria! Valerio Tre Giri nella Storia ( 5 Mulini 9/3/2003) Pronti via sembra una gara come tante ma già dai primi metri si respira un’aria diversa , una sensazione di vibrante emozione. Il primo giro vola via in un baleno, Ti senti un keniano , un Etiope , FANTASTICO !!! passi e vai verso i mitici mulini che ti aspettano, fermi e immobili testimoni di tante battaglie tra nomi troppo importanti per citarne solo pochi in settanta anni di gare ad altissimo livello. Il cuore batte forte e il secondo giro volge ormai alla fine e il suono della campanella ci avvisa che manca poco all’arrivo , un attimo e siamo in prossimità dell’arrivo ora è il momento di stringere i denti , fossi da saltare, ponticello da aggredire, le gambe cominciano a pesare come se fossero di piombo ; il mulino Meraviglia, il cortile Cozzi, l’uscita del secondo mulino siamo ai 500 metri finali .. 400.. 300.. 200 … volata ! ed ecco che un piccolo, piccolo pezzetto di storia in questa mitica gara l’abbiamo scritto anche noi !!!
Guinz 57
cinisello 23-febbraio 2003 atto finale monga 2003
Lo scacco matto di Sergio Lanzarone
Gli irriducibili riservisti
Il D-Day : il giorno del destino Val
Treviglio 09-febbraio 2003 Trofeo Monga
Ci aspettavamo una bella giornata azzurra,come era stata tutta la
Val
Modena 31-01-2003 - 29a corrida di San Geminiano Dal nostro Valerio
Modena ci ha accolti con una giornata azzurra,che rendeva piu'
GUERRIERI NEL FANGO
Alessandro racconta : Parma 15
- 09 - 2002
Certo, sarà stata anche la “complicità” di quei delicatissimi tortelli col ripieno di erbette, oppure di quel lambruschino freddo che aveva reso “frizzante” non solo il palato ma lo spirito di una lunghissima tavolata. Ogni anno la trasferta di Parma, una “mezza” tanto dura quanto suggestiva sopra un pavé ostico e sotto le volte monumentali del glorioso passato estense della città, si “stempera” nelle gioie culinarie della campagna emiliana, al ristorante Il Cacciatore, campi e cascine di una campagna padana dolce e fiera, un oste, Luigi, che sfoggia una lampante somiglianza fisica con Paolo Villaggio e una sapida ironia tipica di questa terra grassa di sapori e umori. Il dopo-gara trova il suo naturale sfogo nei piaceri della tavola e un televisore accesso può prolungare l’esaltazione singola e collettiva di una prova sportiva del tutto dignitosa, soddisfacente, piena di promesse, in vista di quel traguardo, ancora lontano, ma ben definito, della maratona di Livorno, il 10 novembre. Sul piccolo schermo affisso in alto su una parete, che acchiappa occhiate rapide più o meno interessate, sfila il gran premio di Monza. Alla partenza c’è l’irrequieto Montoya in testa davanti alle rosse di Maranello, ma bastano pochi giri e la pratica Ferrari viene sistemata con una freddezza e una inesorabilità che ormai non fanno più notizia: Barrichello primo, Schumi secondo, doppietta perfetta di un trionfo mondiale già messo in cassaforte da tempo. Poi c’è chi si ricorda: “Ci sono le ragazze della pallavolo nella finale dei Mondiali”. Si cambia canale, dal circuito di Monza al palazzetto di Berlino. Le “intercettiamo” che hanno già perso il primo set 25 a 18 contro le fortissime e superfavorite statunitensi, l’America sopra tutti e tutto anche qui. Ma le nostre ragazze non sembrano affatto intimorite, tutt’altro. Avevamo seguito sul giornale le imprese del sestetto che già quando era arrivato in semifinale aveva conquistato un risultato mai raggiunto. Ma forse nessuno di noi le aveva ancora viste in azione. Ecco nel secondo set le gigantesse di casa nostra regolare con una sorprendente determinazione le avversarie multirazziali. I muri e gli attacchi di Valentina Borrelli, Darina Mifkova, Francesca Piccinni, le schiacciate di Elisa Togut, volto slavato e un forza scapolare impressionante, i salvataggi di Manuele Leggeri. E in mezzo la piccola Paola Cardullo, il libero che imposta questa potenza di fuoco. Il secondo set rende la pariglia, ancora 25 a 18 ma questa volta per noi. La tavolata si scompone quando ancora in bocca si assapora il gusto del coniglio ripieno. Le sedie si dispongono davanti al piccolo (davvero) schermo, i nasi e gli occhi si fissano all’insù in posizione di concentrazione e di stupore, la crostata e i dolcini si intervallano con l’esultanza per i punti conquistati, anche perché il terzo set è travolgente, 25 a 16 per le azzurre: sì, le gigantesse sono loro, la potente America è disorientata, sembra diventata all’improvviso un piccolo paese. Il caffè non è proprio dolcissimo, le statunitensi hanno una proditoria reazione di orgoglio, nel quarto set mantengono sin dall’inizio il comando, anche se le nostre ragazze fanno sentire sempre il fiato al collo come dimostra il 25 a 22 finale. Ed ecco che il quinto e decisivo set, giocato su 15 punti, coincide con il provvidenziale ammazzacaffé. E qui l’italian volley mostra una lucidità stupefacente. Ha capito di essere più forte e che il titolo non può e non deve sfuggire. Il 15-10 finale è il sigillo di una accecante superiorità. E ci fa scattare in un grido di gioia liberatorio. Sono le cinque, siamo satolli di cibo e di emozioni. Le donne della pallavolo ci hanno fatto sognare. Gli sguardi tornano nella sala, mentre ci si prepara a salire sul pullman che ci ripoterà a Milano. Nella stanza affollata guardo con altri occhi quei visi soavi e vincenti femminili che rendono onore al nome del Montestella. Osservo gli occhi fiammanti di Alessandra (a Parma decima), la nostra campionessa, che sa andare con regolarità quasi “burocratica” sotto le tre ore nella maratona. Mi fisso sul sorriso luminoso di Rosanna, quattordicesima, e immagino come quell’espressione radiante sappia rischiarare la prospettiva buia dei suoi pazienti alcolisti. Ammiro l’esilità indistruttibile di Silvia, diciassettesima, che come un ramo di bambù riesce a sfidare da tanti anni spavaldamente e vittoriosamente le “intemperie” di ogni gara. E poi il mio pensiero va a Laura e Patrizia Sì, la nostra piccola valanga rosa. Forte ma con discrezione, direi quasi senza farlo notare. E con le immagini del trionfo del volley ancora nella mente e nella retina, noi atleti maschi del Montestella ci ritroviamo uniti in un sussulto di orgoglio, sincero come non mai. Alessandro Cannavò
Articolo di Rosanna. Il Gruppo: una potenza Il Gruppo rappresenta quel luogo privilegiato in cui vengono vissute esperienze significative, dove il “senso del noi” supera e completa la dimensione soggettiva dell”io”. Alcuni studiosi di psicologia dei gruppi affermano che all’interno di ogni gruppo 1+1 non fa 2 ma + di 2. E’ una frase che non mi ha mai lasciato indifferente e credo che tale concetto si realizzi concretamente nel gruppo “Monte Stella”. Ogni persona del nostro gruppo ha dei “talenti” magari nascosti e che a contatto con il gruppo possono emergere e prendere forma. Credo che il Gruppo Monte Stella abbia delle finalità (sportive), e degli obiettivi (i risultati); ma credo anche che la filosofia di tale gruppo vada oltre: mi riferisco alla dimensione umana. Le ricchezze di ogni singola persona che ho osservato e riscontrato fin dal primo giorno in cui mi sono inserita nel gruppo sono state palesemente visibili: l’accoglienza, l’ascolto, l’attenzione, la partecipazione alla “prestazione sportiva” (gara o allenamento) e tanta voglia di stare insieme. Sento proprio di esprimere che al Monte Stella si possa parlare di solidarietà, condivisione e partecipazione. La festa del 2 giugno è stata sicuramente un’occasione per approfondire rapporti e relazioni, che nei contesti quotidiani, per cause contingenti, a volte non è possibile. E’ bello sapere di avere la possibilità di poter contare su un gruppo di persone, sapere che alle h. 18 di ogni giorno c’è qualcuno con il quale correre e poter anche parlare. Vorrei ringraziare il consiglio direttivo che settimanalmente si incontra per occuparsi del gruppo, curando ogni aspetto inerente l’interesse collettivo, il tutto condito da umiltà, serietà, passione e sincerità. Grazie Rosanna
Remember...
Alla prossima. Marco Vantini
Paolo Arcidiacono
|